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Polo territoriale

Polo territoriale per la gestione dei casi di rifiuto genitoriale

Di cosa si tratta

II Polo Territoriale per la gestione dei casi di rifiuto genitoriale si configura come un servizio specialistico multidisciplinare finalizzato alla valutazione, presa in carico e gestione delle situazioni caratterizzate da grave conflittualità familiare, compromissione della relazione genitore-figlio e progressivo deterioramento del legame con una delle figure genitoriali.

L’intervento è orientato prioritariamente alla tutela del minore e al ripristino delle condizioni relazionali necessarie ad uno sviluppo affettivo sufficientemente integrato e non polarizzato, attraverso percorsi strutturati di osservazione, sostegno e ricostruzione progressiva della relazione con il genitore rifiutato o fortemente svalutato.

Équipe multidisciplinare

La più recente letteratura scientifica di riferimento e l’esperienza clinico-psicoforense evidenziano come la presenza di un’équipe multiprofessionale costituisca uno dei principali presupposti di efficacia nella gestione dei casi caratterizzati da elevata conflittualità familiare e rifiuto genitoriale.

Per questo Lyceum ha strutturato un modello di intervento fondato su un’équipe multidisciplinare altamente specializzata, composta prevalentemente da psicologi, psicoterapeuti ad orientamento cognitivo-comportamentale ed educatori professionali, con eventuale raccordo con Servizi Sociali, Autorità Giudiziaria e ulteriori figure cliniche o scolastiche coinvolte nel caso.

Psicologi e psicoterapeuti si occupano della valutazione clinico-funzionale della famiglia, delle dinamiche relazionali e dei fattori psicologici che contribuiscono al mantenimento del rifiuto genitoriale.

L’intervento prevede un assessment specialistico multidisciplinare finalizzato alla comprensione delle dinamiche relazionali e delle criticità evolutive presenti, nonché alla definizione delle strategie operative più adeguate.

Comprende inoltre interventi educativi e clinico-relazionali orientati sia all’osservazione delle interazioni familiari sia alla facilitazione della graduale ripresa dei contatti, integrati da percorsi di sostegno alla genitorialità e da un costante monitoraggio dell’andamento del progetto.

Gli educatori professionali svolgono, invece, una funzione maggiormente operativa e di accompagnamento concreto, intervenendo nella gestione degli incontri facilitati, nel monitoraggio delle dinamiche relazionali durante gli scambi e i tempi di frequentazione e nella costruzione di contesti relazionali maggiormente prevedibili, regolati e funzionali.
L’intervento educativo si orienta inoltre al sostegno delle competenze genitoriali quotidiane e alla promozione di modalità relazionali maggiormente cooperative e protettive sul piano evolutivo.

Metodologia valutativa e d’intervento

L’intervento viene realizzato attraverso il coinvolgimento di entrambi i genitori, sia quello rifiutato sia quello prescelto, mediante sessioni di lavoro che possono assumere carattere congiunto o differenziato in funzione delle specifiche necessità cliniche, relazionali ed evolutive del caso, e comprende:

  • osservazione delle interazioni familiari;
  • colloqui specialistici;
  • incontri facilitati;
  • monitoraggio delle dinamiche relazionali;
  • lavoro di rete con le figure coinvolte nel caso.

Il lavoro del Polo si fonda su una logica di coordinamento integrato degli interventi, orientata non soltanto al recupero formale delle frequentazioni, ma soprattutto alla ricostruzione di condizioni relazionali emotivamente sostenibili per il minore.

Obiettivi dell’intervento

L’intervento è finalizzato alla tutela del benessere psicologico ed evolutivo del minore, attraverso la riduzione dell’impatto delle dinamiche conflittuali e la ricostruzione di modalità relazionali maggiormente funzionali e sostenibili. Particolare attenzione viene dedicata:

  • alla riduzione dell’esposizione dei bambini alle dinamiche conflittuali adulte;
  • al contenimento delle comunicazioni svalutative tra i genitori;
  • alla promozione della continuità relazionale;
  • alla costruzione di modalità genitoriali maggiormente cooperative, prevedibili e protettive sul piano evolutivo.

L’obiettivo è favorire il progressivo ripristino di un’immagine sufficientemente integrata e non scissa delle figure genitoriali, sostenendo uno sviluppo emotivo e relazionale più equilibrato del minore.

Quadro Giuridico di riferimento

L’intervento si colloca all’interno del quadro normativo e giurisprudenziale attualmente vigente in materia di tutela del minore, responsabilità genitoriale e diritto alla bigenitorialità, con particolare attenzione ai principi introdotti e rafforzati dalla riforma Cartabia.

Sul piano clinico, il coinvolgimento del minore nel conflitto genitoriale costituisce un fattore di rischio evolutivo significativo, in quanto può interferire con lo sviluppo identitario, affettivo, relazionale e regolatorio del bambino. L’esposizione a dinamiche di lealtà divisa, polarizzazione affettiva, svalutazione dell’altro genitore o compromissione della libertà interna di relazione può produrre effetti disorganizzanti sul piano emotivo e relazionale, configurando condizioni di possibile danno evolutivo e pregiudizio endofamiliare.

L’orientamento giuridico e psicoforense ha progressivamente recepito tali evidenze cliniche e scientifiche, riconoscendo che le condotte genitoriali idonee a coinvolgere il minore nel conflitto o a ostacolare la continuità del rapporto con l’altro genitore possono assumere rilevanza non solo sul piano della regolamentazione dell’affidamento e delle frequentazioni, ma anche ai fini dell’accertamento di un eventuale danno risarcibile nell’interesse del minore e del genitore rifiutato.

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